Cos’è il Lusso?

Episodio 1

Riflessioni sull’artigianalità e sul “fatto a mano”

Con oggi Parole di Moda inaugura una serie di interviste che esploreranno il concetto di Lusso, con le sue varie sfaccettature e interpretazioni.

 

La definizione di “lusso” è molto ampia e cambia radicalmente a seconda del vissuto di ciascuno, basti pensare all’acqua potabile o al cibo, che purtroppo sono un vero e proprio lusso in alcune regioni del nostro pianeta.

 

“Lusso” è un concetto che può identificare cose diverse anche all’interno di un settore come quello della Moda, spesso associato a frivolezza e superfluità e pertanto spontaneamente collegato al concetto di ”lusso” , che si fonda proprio su questi elementi.

 

In virtù del mio lavoro di traduttrice specializzata nei settori dell’Industria del Lusso ho la fortuna di portare avanti uno studio e delle ricerche che mi permettono di osservare le quinte di questo universo.

 

Ho così potuto appurare che il lusso è realmente tale non solo grazie a materie prime pregiate o al prestigio storico di un marchio, ma anche e soprattutto grazie al lavoro artigianale, al tempo e alla dedizione necessari per creare beni o servizi di altissima qualità. In altre parole, per riprendere alcuni dei concetti analizzati da Patrizia Calefato, esperta di Fashion Studies (qui il suo blog), nel suo saggio Lusso,  questa parola indica un modello estetico, economico e culturale che si riconosce nell’eccezionalità, nell’unicità, nella rarità e nell’opulenza.

 

Ritengo però che non sempre lusso e opulenza vadano insieme, soprattutto in Occidente, dove il benessere è molto più diffuso che in altre parti del mondo e dove la produzione industriale viaggia su ritmi frenetici. Oggi in Occidente lusso è anche un capo confezionato completamente a mano, secondo un processo creativo originale e unico, che richiede tempo, studio e riflessione e che dà vita ad abiti autenticamente eccezionali.

 

Come fa Mr. Vertigo, un brand indipendente di artigianato e sartoria creativa fondato da Valentina Strippoli e Gianna Del Vecchio. Il nome Mr Vertigo è, come mi hanno spiegato queste due amiche di lunga data, «letteralmente rubato al titolo di un romanzo di Paul Auster, il cui protagonista è un bambino che impara a volare».

 

Il lavoro di Mr. Vertigo è strutturato in modo decisamente atipico, in quanto parte dalle stoffe per poi giungere alla costruzione del modello direttamente sul manichino, sperimentando sempre nuove forme e possibilità di composizione. Come dicono Valentina e Gianna «questo potrebbe far storcere il naso ai “puristi” del settore ma per noi è fonte di estrema soddisfazione e divertimento».

 

Insieme realizzato da Mr. Vertigo
Insieme realizzato da Mr. Vertigo

 

Ho chiesto a Mr. Vertigo se la mia definizione di lusso secondo parametri quali tempo, cura e capacità artigianali straordinarie possa applicarsi ai loro prodotti e la loro risposta fornisce una lettura ancora più completa di questo concetto:

 

«L’idea che tu proponi del “lusso” si sposa perfettamente con la nostra filosofia. Oggi, dove tutto è omologato e massificato, poter avere un capo, un cappello o una gonna assolutamente unici e in edizione limitata è, secondo il nostro modo di vedere, il vero lusso. La moda oggi soffre, gli stilisti sono sempre più sotto pressione perché devono necessariamente sottostare alle regole del mercato. Realizzare collezioni in tempi brevissimi e sempre più ravvicinati uccide la creatività ed è anche per questo che non amiamo definirci stiliste ma artigiane. Se dobbiamo pensare al lusso in termini di qualità, allora per noi, senza dubbio è questo: godere di un prodotto unico, che ha una storia da raccontare e che continuerà a raccontarla attraverso chi deciderà di acquistarlo».

 

Capo spalla e abito creati da Mr Vertigo
Capo spalla e abito creati da Mr Vertigo

 

Naturalmente quando si crea secondo questa filosofia si ha necessariamente una grande sensibilità per il “fatto a mano” e così Valentina e Gianna mi spiegano che il loro approccio all’acquisto di prodotti di Moda si è evoluto con l’evolversi del loro progetto:

 

«Nel corso del tempo siamo diventate sempre più consapevoli di cosa significhi dar vita ad un vestito o a un capo in generale e soprattutto riteniamo di fondamentale importanza l’aspetto etico di un marchio o un gruppo. Questo ci porta inevitabilmente a fare delle scelte mirate che spesso virano sui prodotti di altre colleghe artigiane!»

 

Guardando le creazioni di Mr. Vertigo ci si rende conto del loro carattere astratto e poetico, incarnato da forme singolari, che avvolgono il corpo con estro e delicatezza. Valentina e Gianna mi hanno spiegato che per loro «l’ispirazione […] è ovunque. In una poesia, in un romanzo, in una canzone, in uno spettacolo, per strada fra la gente, in un libro per bambini… Molte delle nostre collezioni, infatti, hanno come nome titoli di poesie o di canzoni come nel caso dell’ultima “La costruzione di un amore”, dall’omonima canzone di Fossati».

 

 

Creazioni Mr Vertigo
Creazioni Mr Vertigo

 

L’approccio originale di Mr. Vertigo si estende anche allo storytelling, ovvero alla narrazione che il marchio costruisce attorno alle sue creazioni. Infatti quando ho chiesto loro se l’inglese sia o meno la lingua a cui fanno ricorso per raccontare e definire i loro abiti e accessori, Valentina e Gianna mi hanno spiegato che nonostante l’importanza dell’inglese nel settore Moda, loro privilegiano altri tipi di linguaggio:

 

«Noi lavoriamo molto per immagini, per esempio. Adoriamo presentare il nostro lavoro evocando immagini poetiche o letterarie o pittoriche. Al di là del singolo prodotto amiamo costruire intorno ad esso un “Senso” che ha bisogno delle giuste parole in quel preciso momento, che siano in inglese, in italiano o in russo poco importa».

 

In linea con questa grande attenzione per l’arte e la letteratura, Mr. Vertigo mi ha anticipato che nel 2016 presenterà un progetto sartorial-letterario.

 

Io non vedo l’ora di scoprirlo. E voi?

 

Vi invito a seguire Mr Vertigo anche sul suo account Twitter per restare sempre aggiornati sulle novità e a dare il vostro Like a Parole di Moda per ricevere le notifiche dei miei post, le notizie sui prossimi temi in programma e tante altre news sull’universo del Lusso – in tutte le sue sfaccettature.

 

A presto,

 

Floriana.

Translating fragrances

An art at the crossroad of literature, poetry and music

Viktor&Rolf

 

 

One of the most passionating adventures that my work as freelance translator offers me is dealing with texts about fragrances. This is because describing a fragrance is very challenging and requires highly poetic words and an inspiring imagery.

 

Why?

 

Because we have not specific words or adjectives for what we can smell. The only means we have to talk about a fragrance or a smell is to use matphors, which can make us understant the effect that that particular fragrance has on us and on our imagination.

 

A very good example of this is Charles Baudelaire’s Parfum Exotique (Exotic perfume) poem which describes the perfume of the poet’s lover as a trip to an exotic land unravelling itself as the fragrance develps its captivating smell from the top notes to the middle (or heart) notes and to the base notes, that is from the most volatile to the most lasting ones.

 

Image via http://vanitynoapologies.com/
Image via http://vanitynoapologies.com/

 

Another example of a fragrance’s description built on metaphors and comparisons is the description of House of Hermès’ Le Jardin de Monsieur Li made by Hermès’ perfumer, Mr Jean-Claude Ellena:

 

“I remembered the smell of ponds, the smell of jasmine, the smell of wet stones, of plum trees, kumquats and giant bamboos. It was all there, and in the ponds there were even carp steadily working towards their hundredth birthday.”

Jean-Claude Ellena

 

Le Jardin de Monsieur Li, Hermès
Le Jardin de Monsieur Li, Hermès

 

But is a fragrance is very difficult to describe it is also because of its quality of making us recall lost memories and thus being deeply linked to our own life experience. The beautiful R.E.M.’s Find the River tells about a man’s life through the use of a list of spices and scents (bayberry, bergamot, vetiver, coriander, ginger, lemon)… Would you use the same raw materials to describe your own life?

 

notes
A fragrance’s ingredients

 

 

I hope now you have a better idea of why writing, talking and translating about fragrances is so hard: it requires not only a technical knowledge but also a great sensibility… even more since most of the times we can not smell the fragrance we have to write about!

 

And if the fragrance we have to talk about belongs to the glamourous and magical realm of Art Perfumery, our task becomes yet more challanging!

 

I will tell you more about Art Perfumery after my visit to Esxence, the international Art Perfumery fair which will be held in Milan from March 31st to April 3rd.

 

So stay tuned!

 

Love,

 

Floriana

 

Raccontare il Profumo

L’arte di tradurre le fragranze, fra letteratura, musica e poesia

 

Il bello del mio lavoro, almeno per me, è che cambia ogni giorno e ogni giorno ha tante sfaccettature. Tante quante sono le traduzioni che mi vengono commissionate e i settori a cui i testi da tradurre appartengono o fanno riferimento.

 

Concretamente questo significa che ogni giorno è una nuova avventura. Nuova davvero, perché spesso al mattino non so che tipo di testi mi verranno commissionati ed è un po’ uno sport estremo questo di essere sempre pronta a calarmi nei panni di marchi molto diversi fra loro sotto ogni punto di vista. Devo tenermi sempre in allenamento per riuscire ad avere tante voci e conoscere tante storie.

 

Fra le numerose cose belle che mi capita di tradurre ci sono anche testi che descrivono o cercano di far immaginare un profumo.

 

Ecco, quando sono davanti a testi così so che devo prevedere molto tempo da dedicare alla mia traduzione anche e soprattutto se si tratta di poche righe – magari poetiche – che non parlano direttamente delle materie prime che compongono la fragranza, ma che evocano l’effetto che quel profumo vuole produrre, l’universo di immagini e ricordi che vuole evocare.

 

Chanel n. 5
Chanel n. 5, uno dei profumi più leggendari della Storia

 

Ci vuole tempo perché parlare di profumi non è facile. Come spiega bene Marika Vecchiattini di Bergamotto e Benzoino nel suo interessantissimo libro Il linguaggio segreto del profumo, noi non siamo educati a descrivere i profumi, gli odori, in modo preciso e dettagliato, come sappiamo fare invece con i colori o con gli oggetti. Ci manca il vocabolario e sappiamo solo ricorrere a metafore e paragoni, forse – penso – anche perché l’olfatto è il senso che più di ogni altro sa restituirci emozioni e portarci alla memoria ricordi. I profumi non si vedono né si toccano, si apprezzano grazie alle immagini che sanno suscitare in noi, al tumulto di sensazioni che riescono a scatenare quando vanno a toccare le corde della memoria.

 

Ecco cosa scrive Jean-Claude Ellena, naso della Maison Hermès, a proposito della sua creazione battezzata Le Jardin de Monsieur Li, profumo della collezione Les Jardins:

 

“Mi è tornato alla mente l’odore dei laghetti, l’odore dei gelsomini, delle pietre bagnate, dei prugni, dei kumquat e dei bambù giganti. C’era proprio tutto lì, e persino alcune carpe, nello stagno, che tranquillamente si avviavano a diventare centenarie.”

Jean-Claude Ellena

 

Le Jardin de Monsieur Li, Hermès
Le Jardin de Monsieur Li, Hermès

 

Non a caso molto spesso i testi poetici sono quelli più adatti a descrivere un profumo e la sua evoluzione. Mi viene in mente la poesia Parfum exotique (Profumo esotico) di Charles Baudelaire, in cui il poeta dei Fiori del male respirando il profumo della sua amata si ritrova catapultato in una fantasia fatta di paesaggi e genti di un’altra latitudine.

 

Baudelaire descrive una sorta di viaggio e in effetti ogni profumo si apre con delle note per poi evolversi e lasciare sulla pelle altre note ancora, quelle più persistenti. Le note d’apertura sono le più volatili e si chiamano note di testa (in francese si parla di “envol” ovvero di “volo” del profumo per descrivere queste prime note fresche che s’involano rapide come un battito d’ali), quelle centrali, che possiamo sentire qualche minuto dopo che il profumo si è posato sulla nostra pelle, sono le note di cuore e quelle che riusciamo a sentire anche dopo diverse ore si chiamano note di fondo.

 

Mentre alle prime note è affidato il compito di “aprire le danze” e dare una prima impressione della fragranza, le ultime hanno il compito di legarsi per sempre al nostro vissuto, ammantando del loro profumo gli attimi emotivamente salienti della nostra vita.

 

E qui mi viene in mente Find the River una bellissima canzone dei R.E.M., in cui Michael Stipe racconta di una vita che arriva alla fine del suo viaggio carica di bei ricordi ed esperienze emozionanti metaforicamente tradotte in un elenco di profumi e spezie (pimento, bergamotto, vetiver, coriandolo, zenzero, limone), che simboleggiano avventure e conquiste.

 

Ora forse sono riuscita a darvi un’idea più precisa di quanto debba essere capace il traduttore chiamato a restituire le emozioni descritte in poesia dal creatore di un profumo, soprattutto se è pienamente cosciente – e deve esserlo! – della complessità della fragranza, da un punto di vista sensoriale, emotivo, culturale nonché tecnico.

 

Inoltre non dimentichiamo che il profumo è strumento principe di seduzione, dove se-durre conserva tutto il significato del latino seducere, ovvero condurre a sé, portare verso di sé.

 

Chi di voi ha letto l’intenso romanzo Il Profumo di Patrick Süskind ricorderà che nella storia, ambientata nella Francia del XVIII secolo, il profumo diviene addirittura strumento di potere assoluto, di dominio delle genti, grazie alla sua capacità di inebriare i sensi sino a condurre alla perdizione e all’abbandono totale di ogni freno:

 

«Poiché gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore, davanti alla bellezza, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi al profumo. Poiché il profumo era fratello del respiro.»

 

«Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini»
«Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini»

 

Ecco che la scrittura deve essere intensa, evocativa, ammaliante e metaforica.

 

Un’impresa non proprio semplice e non da tutti.

 

Soprattutto perché a noi traduttori spesso non è dato sentire il profumo di cui stiamo trasponendo la descrizione nella nostra lingua!

 

E se il profumo di cui dobbiamo parlare appartiene al regno incantato della profumeria artistica le cose potrebbero complicarsi ulteriormente…

 

Ma della profumeria artistica vi parlerò prossimamente, in particolare dopo che avrò visitato il salone Esxence, che si terrà a Milano dal 31 marzo al 3 aprile e che è interamente dedicato alla profumeria d’arte.

 

Quindi a presto con nuovi racconti profumati,

 

Floriana.

Un progetto Instagram per l’uso dell’ italiano nella Moda

#100ItalianFashionWords

Il mio progetto Instagram per promuovere l’uso dell’italiano nella comunicazione di Moda

Primo post in italiano di Parole di Moda.

 

Solitamente scrivo in inglese per raggiungere un maggior numero di lettori, ma l’italiano è la mia lingua madre, nonché mia lingua di lavoro privilegiata poiché traduco dall’inglese e dal francese verso l’italiano.

 

Ogni giorno, quindi, leggo testi stranieri e li riscrivo nella mia lingua, cesellando frasi, cercando sinonimi, appassionandomi per il suono di alcune combinazioni di parole o disperandomi perché proprio non riesco a trovare l’aggettivo giusto o, ancora, complimentandomi con me stessa per essere riuscita a mantenere e a volte migliorare lo stile del testo di partenza pur rispettandone il contenuto, fedele al mio motto “Same values, different words” – che fa riferimento all’abilità di ogni buon traduttore di rispettare i valori del testo in lingua straniera pur trasponendolo in un’altra lingua.

 

Ora, io sono specializzata in traduzioni nel settore Moda (e non solo). Se vi è capitato di leggere una rivista di moda in italiano vi sarete rese conto che i testi traboccano di parole inglesi e francesi, come se l’italiano fosse sprovvisto di aggettivi, nomi, termini tecnici e verbi che gli permettano di descrivere capi d’abbigliamento e accessori.

 

Già… proprio l’italiano, lingua della patria dell’Alta Moda. L’italiano, proprio lui, la lingua che ogni giorno è utilizzata nelle industrie tessili, nelle concerie, nelle case di moda grandi e piccole di cui l’Italia è disseminata e che oggi forniscono tessuti, pellami, accessori e capi di pregio ai più importanti marchi di lusso del mondo, anche stranieri.

 

Intendiamoci. Non sono una purista e so bene quanto il fattore moda influenzi anche la lingua, cosìcche ad un certo punto dire “di tendenza” è diventato fuori moda e si è dovuto dire “trendy”, parlare di “fascino” è risultato antiquato e si è dovuto optare per “glamour”. I clienti spesso mi chiedono di usare termini stranieri e io capisco il loro punto di vista perciò, pur cercando di suggerire l’utilizzo dell’italiano, non combatto inutili crociate, poiché il mio obiettivo è quello di valorizzare la comunicazione dei miei clienti mantenendo intatto lo stile che il marchio desidera veicolare. Se quello stile passa per l’uso di termini stranieri, io, camaleonticamante, mi ci adatto.

 

Questo però non mi impedisce di continuare a riflettere sull’uso della mia lingua madre e a pormi domande su quale sarebbe la traduzione più corretta e piacevole in italiano – anche per non adagiarmi sull’uso dei termini inglesi e francesi, perdendo così il contatto con la ricchezza della mia lingua.

 

Così ho pensato di lanciare un progetto Instagram, che ho chiamato #100Italian Fashion Words – abbreviato #100ITfw. Il mio obiettivo è proporre ogni settimana la traduzione italiana di 6 termini appartenenti al vocabolario inglese della moda. Si tratta di termini che spesso si ritrovano proprio in inglese nei testi italiani del settore, anche laddove esiste un’alternativa italiana ancora in auge e valida.

 

Così facendo vorrei stimolare una riflessione sull’uso dell’italiano nel settore Moda, soprattutto da parte della stampa italiana specializzata.

 

Ecco alcuni esempi dei termini a cui mi sono dedicata

 

Il progetto #100ITfw su Instagram
Il progetto #100ITfw su Instagram

 

lbd and shift dress

 

tshirt and ankleboot

 

E ora vorrei proporvi alcuni esempi di testi che ho ritrovato qualche giorno fa mentre cercavo un articolo sulla Maison Bulgari in Vogue Italia di settembre 2013:

 

Male code

An androgynous allure

Gli accessori virano sul mannish mood, rubando i pezzi simbolo del guardaroba di “lui”. Così briefcases, loafers e derby shoes diventano preziosi alleati di una donna dandy ed estremamente sofisticata. 

 

Light-motives

When less is more

Fantasie in versione minimal-chic rubano la scena a eccessi e divagazioni hyper. Così ankle boots, cabas et court shoes diventano il passe-partout per uno stile modish ma misurato. Fra righe, pois e stampe floreali.

 

Rock fever

Metal is on stage

Borchie, fibbie, anelli, rivetti e catene si arrampicano su rebel bags e tronchetti maschili. Un’invasione di dettagli “heavy” che illuminano looks decisi, “cattivi” e rigorosamente black. Da very bad girls.

 

Naturalmente Vogue Italia gioca da sempre con l’uso dell’inglese e del francese anche per strizzare l’occhio ad un lettorato cosmopolita e avvezzo a leggere di moda su siti e riviste internazionali. Non c’è niente di male, è una precisa scelta stilistica, che rispetto e che mi diverte – anche se talvolta si rischia di eccedere e cadere nell’effetto Enzo&Carla di Ma come ti vesti , il programma di Real Time in cui i due esperti di stile bacchettano e istruiscono «le persone che hanno bisogno di un cambio radicale al loro guardaroba» a colpi di un linguaggio ibrido composto al 70% di parole straniere, che i malcapitati apprendisti di stile stentano a comprendere.

 

In ogni caso, voglio provare a proporvi gli stessi testi riscritti completamente in italiano. È un esercizio che mi diverte e che spero faccia rivalutare anche a voi, se servisse, il fascino della nostra lingua madre.

 

Ecco:

 

Codici maschili

Uno stile androgino

Gli accessori virano sul mascolino, rubando i pezzi simbolo del guardaroba di “lui”. Così borse da lavoro, mocassini e derby diventano preziosi alleati di una donna dandy ed estremamente sofisticata.

 

Motivi discreti

Quando meno è meglio

Raffinate fantasie essenziali rubano la scena a eccessi e divagazioni esagerate. Così tronchetti, borse shopping e décolleté diventano il passe-partout per uno stile eccentrico ma misurato. Fra righe, pois e stampe floreali.

 

La febbre del rock

Riflettori puntati sullo stile “metal”

Borchie, fibbie, anelli, rivetti e catene si arrampicano su borse dal piglio ribelle e tronchetti maschili. Un’invasione di dettagli “heavy” che illuminano accostamenti decisi, “cattivi” e rigorosamente neri. Da vera ragazzaccia.

 

Che ne pensate? I testi hanno perso ritmo? Lo stile ne risente?

 

Io ho voluto restare abbastanza vicina al testo di partenza per rendere più palese il modo in cui l’italiano può andare a sostituire l’inglese, ma ci sono cento altri modi in cui questi brani possono essere riscritti. Le parole straniere come “décolleté” e “derby” sono i termini tecnici più appropriati a descrivere le calzature in questione, pertanto li ho conservati, come anche “metal” e “heavy” che hanno un senso dal punto di vista del chiaro riferimento al rock “heavy metal”.

 

Se avete proposte, commenti, riflessioni, non esitate a postarli qui o sulla mia pagina Facebook e non dimenticate di seguirmi su Instagram per scoprire altre parole della moda, in inglese e in italiano.

 

A presto,

Floriana.

Love x Style x Life

My opinion about the first book by Garance Doré

lovestylelife

If you love Fashion you must know Garance Doré. She is one of the very first fashion bloggers to have become world famous. She is French but lives in New York. She is a great illustrator. She is a very good photographer. She was the partner and muse of Scott Shuman aka The Sartorialist. She is engaged to Chris Norton, trumpetist and singer. And, last but not least, she is my Muse for 2016.

Garance Doré
Garance Doré

 

 

Yes, for 2016 I have chosen to look at Garance every time I need some inspiration and every time I do not dare daring in my business or in my private life – this is something very useful you can do too: choose a guiding muse to help you gain a better focus and understanding on your life and business’ turning points or difficult moments (thank you Gioia for this suggestion!).

 

This choice was born after I read Garance’s book.

 

Love x Style x Life is a very interesting and entertaining read, but it is also a beautiful object you just can’t stop looking at because of Garance’s wonderful photos and illustrations, its very stylish design and use of fonts and colors.

 

 

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What I have loved the most about this book is its section about Garance’s career. There, Garance details the 10 steps that have led her to become a renown blogger illustrator. She tells about the way she has become aware of being a good illustrator, how she has dared accepting her first job – about which she new very little but in which she finally succeeded, how she pretended to live in Paris when she started to sell her illustrations because it was more glamourous and because everyone assumed she was parisian anyway, and much more.

 

An illustration by Garance
An illustration by Garance

 

Every story Garance shares with her reader is full of inspiring hints, but Garance does not take herself too seriously and this is something that is reflected by her writing style, which is light, amusing and full of sense of humour so that you always have the feeling you are reading your best friend when you read her, both in English and in French.

 

By the way… I have bought the book in French because I was convinced she had written it in her mother tongue and that only then she had had it translated in English. I was wrong. The book was written in English and then translated in French and adapted by Alexandra Maillard and Garance in order to fully reflect her French writing style, which I like so much because it is full of figures of speech and words belonging to everyday French.

 

Going back to Love x Style x Life, another thing that I really like is the fact that it offers multiple reading choices. You can read it from the first page to the last or jump from one section to the other simply following your inspiration or you can just revel in looking at Garance’s illustrations and photos of Fashion items, wonderful smart women and stylish outfits.

 

 

One of "Love x Style x Life"'s illustrations
One of “Love x Style x Life”‘s illustrations

 

 

There are also some beautiful pictures of Garance herself. She is a smiling woman and I really like smiling people.

 

Smiling people spread good vibrations all round them and Garance’s book is full of good vibes indeed. I keep it on my desk and from time to time I go back to the chapters I loved the most, I look at Garance and the other women pictured and interviewed in the book as an empowering example of free and fulfilled women, I read the most entertaining chapters to relax a bit between one translating session and the other.

 

If you are in Berlin tomorrow or in Paris on Monday, you can meet Garance and have your copy signed here.

 

Love x Style x Life is not available in Italian yet, but you if you can not wait for the Italian version to be published, you can read it in English, French, German or Polish.

 

I hope you will enjoy this book as much as I did! Feel free to share you comments here or on my Facebook page.

 

Love,

 

Floriana.

 

Fashion+Dance: a long-standing love affair

Musings over Angelin Preljocaj’s Dance costumes exhibition at the National Centre for Scene Costumes in Moulins, France

(October 3rd, 2015 – March 6th, 2016)

When during my graduation year at ESIT, in Paris, I had to choose a subject for my graduation thesis – which consisted in creating a terminological dictionary about a technical sector of our choice – I decided to deal with stage costumes and, in particular, with dance costumes.

 

Being a balletomane and living in Paris, the home town of the most famed dance company and the biggest and most prestigious ballet house in the world – Opera de Paris – I was really excited about exploring such a domain.

 

During the months I spent reading plenty of books in the fascinating setting of Bibliothèque Fornay I discovered wonderful technical details about scene costumes and I also had the enormous chance to enter Palais Garnier and be guided through the huge stock of scene costumes owned by Opéra de Paris.

 

It was then that I learned how deep is the relationship between fashion and dance and between art and dance.

 

Later I read the wonderful Les Ballets Russes – Quand l’art danse avec la musique exhibition catalogue , which details the partnerships that Mr Diaghilev, the company’s impresario, succeeded in building with various artists of his time like Cocteau, Picasso, Léon Bakst, Sonia Delaunay and Coco Chanel.

Costumes designed by Coco Chanel for Ballets Russes’ The Blue Train – foto sourced from http://tyrannyofstyle.com/costumes-of-the-ballets-russes
Costumes designed by Coco Chanel for Ballets Russes’ The Blue Train – foto sourced from http://tyrannyofstyle.com/costumes-of-the-ballets-russes

 

Diaghilev was a real pioneer in many repects, including his building of creative bridges between dance and other forms of art.

 

Valerie Steele’s Dance & Fashion exhibition held at Museum at FIT (September 13th, 2014 – January 3rd, 2015) and the related book illustrate the uninterrupted dialogue that dance has been carrying on with Fashion during the 20th and 21st Centuries as exemplified by the work of designers such as Alexander Mc Queen for Sylvie Guillem’s Eonnagata, Jean Paul Gaultier for Angelin Preljocaj’s Snow White, Valentino for the New York City Ballet and many more.

 

Jean-Paul Gaultier for Angelin Preljocaj's White Snow
Jean-Paul Gaultier for Angelin Preljocaj’s White Snow

 

Alexander McQueen for Sylvie Guillem's Eonnagata
Alexander McQueen for Sylvie Guillem’s Eonnagata

 

McQueen's sketch for Eonnagata
McQueen’s sketch for Eonnagata

 

Valentino for The New York City Ballet
Valentino for The New York City Ballet

 

Today Angelin Preljocaj, Costumes de Danse exhibition highlights once more the strong relationship between these two arts, both of which have a strong tie with the body: Dance tames and shapes the body of dancers, at the same time liberating it by giving the dancer a powerful means to express his/her creative push; Fashion covers the body but, like dance, gives people the power to define themselves from an aesthetical point of view. Moreover, if dance makes the body more harmonious and powerful, fashion enhances and sets off its beauty.

 

There are many parallels between Fashion and Dance and the way in which choreographers and designers have worked together, as in the case of Preljocaj with e.g. Jean Paul Gaultier and Azzedine Alaïa shows the inherent link between these two worlds.

 

Another parallel can be built between the challenge that dancers have to face to defeat gravity and the limits of their own body and the challenge the designers face when creating costumes that merge aesthetics with a dance-proof wearability.

 

The Preljocaj exhibit highlights all those aspects of the long-standing love affair between these two forms of art through a series of rooms in which the actual stage costumes are shown next to videos showing them worn by dancers on stage.

 

What would Fashion be without the soul that the moving body instills in it? And how poor whould our body language be without Fashion heightening each of our movements and gestures?

 

Dance is the ultimate expression of movement and when those sublime movements are coupled by sublime designer costumes the resulti s pure magic and lasting emotion.

 

Azzedine Alaïa for Angelin Preljocaj's Les Nuits
Azzedine Alaïa for Angelin Preljocaj’s Les Nuits

 

Thank you for having followed me in this little journey through Fashion&Dance.

Love,

Floriana.

Il nuovo vocabolario della moda italiana

Exhibition

Triennale di Milano, Milan

November 25th, 2015 – March 6th, 2016

 

La moda raccoglie tutti gli stimoli e li rimette in gioco,

è terreno di traduzione e interpretazione,

è – nel XXI secolo –lo spazio di una cultura condivisa.

[Fashion gathers all the possible stimuli and puts them at stake once again,

it is a ground of translation and interpretation,

and – in the 21st Century – it is a space of shared culture.]

Maria Luisa Frisa, Le forme della Moda, ed. il Mulino, 2015

 

I have visited The New Vocabulary of Italian Fashion exhibition on last January 20th. This is the best exhibit on Italian Fashion that I have seen in a long time: it is complete and full of stimuli. If The Glamour of Italian Fashion since1945 – Victoria and Albert Museum, London, 2014 – was a really well built exhibit that allowed visitors to plunge into the Italian Fashion System and its evolution from the postwar period until nowadays, here we have the chance to dissect every single facet of contemporary Italian Fashion (from 1998 to 2015) and of Italian Fashion in general, intended as the product of a highly skilled craftsmanship work.

 

On the Triennale di Milano’s website you can find a more detailed description of how this exhibit is structured as a Vocabulary comprising 8 entries. Each entry corresponds to an Italian Fashion’s feature that characterizes and distinguishes the Italian Fashion system form any other.

 

At the crossroad between the entries of this new Vocabulary and the Fashion objects on display, a Narrative comes to life which tells the Fashion Universe through 5 different languages: Photography, Illustration, Traditional and Digital Publishing [Paper Magazines and Blogs] and Fashion Films.

When I entered the exhibition area I was seized with a feeling similar to that of a child entering a colourful and yummy candy shop. I would have liked to plunge immediately into every exhibition room and make the most of my visit by reading every single object label.

 

But I stood strong and I started my visit trying to just enjoy the Photography and Fashion Films sections, that you find in front of you when you enter the exhibition.

 

Here the deep relationship between Fashion and Art is clearly shown. In a captivating mise-en-abyme, the selected photographs offer and artistic portray of Fashion items, which are artworks themselves.

 

Whatching these photos I wished I had one of them in my sitting room and suddenly I understood the actual artistic merit of all those Vogue Italia editorials that I had tried to fully appreciate before this moment, often with no success – a work of art loses its magic when printed on paper.

 

Maurizio Bavutti – Waiting in the wings / Paris 2012 / digital photography
Maurizio Bavutti – Waiting in the wings / Paris 2012 / digital photography

 

In the same exhibition space, I revelled in the panoply of magazines on display: underground Fashion magazines of all sorts offering a a wide, witty and irriverent portrait of contemporary Italian Fashion and Art Scene. If nowadays the bigger brands choose the web and TV to communicate their brand image and heritage, these Italian self-published magazines seem to have settled into a niche of the publishing scene that allows them to tell their readers a different Fashion story. One made up of small luxury businesses, highly skilled craftsmen and a constant attention to doing things beautifully. In fact, Beauty in all its forms is the object of these magazines’ narrative.

 

I wish I could read them all!

 

After this big plounge into Photography and Publishing I watched some of the Fashion films selected for the Imagery in motion section. Here, again, I was positively struck by the manifest artistic value of Fashion. But yet another feature of what I call the “Theory of Contemporary Fashion” is stated clearly by these films: Fashion brands want to offer their own reading of life to their customers so as to make them live an experience that goes beyond the product, embracing a peculiar way of inhabiting the world.

 

I knew this all too well, since I often translate the training documents that Fashion Houses send to their points of sale all around the world in order to train their sales assistants to deliver an engaging experience to their customers. But these Fashion films surprised me, anyway, since they are a powerful statement that touches the spectator at a very emotional level, conquering her with an inspiring vision that could possibly trigger a change in her life, thus getting her like that brand more than any other.

 

The rest of the exhibition is just amazing. It shows the very best of Contemporary Italian Fashion by putting its highly artistic signature and skilled craftsmanship under the spotlight. The speech that the whole exhibit builds using the entries of this New Vocabulary of Italian Fashion tells an Italian Fashion System that stills cultivates the way of working of Haute Couture intended as a precious and exclusive realm, which I personally dare to difine as a “galaxy far far away” from ready-to-wear.

 

In fact, the entire exhibition – which showcases the work of designers and brands that are not yet as famous as e.g. Maison Valentino, Gucci, Prada and the likes but that are equally centered on handmade work and painstaking attention to detail – looks like an answer ahead of time to the cry of disappointment uttered by BOF’s Angelo Flaccavento in his article “Couture’s Melancholia” published on BOF at the end of last Paris Haute Couture Spring 16 Fashion Week. Here, Flaccavento points out

“[today] beauty, dreams, poetry, impossibly high craftsmanship and luxury that trascends the passing of time […]are actually more relevant than ever, precisely because they are a testament to mankind’s historical evolution from darkness towards greater consciousness, knowledge and expression” but, he continues, “most of these qualities were actually lacking in many [Paris] couture shows”. Why? Bercause, according to him, “Today’s couture is dangerously similar to ready-to-wear” since, thanks to the new technologies, “the high-end ready-to-wear has been pushed to ‘demi-couture’ levels”.

 

MARCOBOLOGNA – FW 15/16 Padded coat: lurex jacquard, silk georgette, kidassia
MARCOBOLOGNA – FW 15/16 Padded coat: lurex jacquard, silk georgette, kidassia
FAUSTO PUGLISI – SS14 Jacket, skirt, shirt: Crepe, combed wool, leather, silk twill, Swarowsky crystals
FAUSTO PUGLISI – SS14 Jacket, skirt, shirt: Crepe, combed wool, leather, silk twill, Swarowsky crystals

 

MARCO LAGANÀ – FW 15/16 “The Pop-Art” collection Loafer: Calfskin and baby calf leather, Kevlar, leather, microporous rubber. These loafers combine the buffed calfskin classic look with made-in-Japan Kavlar.
MARCO LAGANÀ – FW 15/16 “The Pop-Art” collection Loafer: Calfskin and baby calf leather, Kevlar, leather, microporous rubber. These loafers combine the buffed calfskin classic look with made-in-Japan Kavlar.

 

Well, the Triennale exhibit tells us that nothing is lost. It still exists a place where beauty and poetry are translated by hand into garments and accessories, interpreted by fine textiles still produced by family-run businesses. Such a wonderful place is Italy and you are really lucky because during next Milan Fashion Week Autumn/Winter 2016 (February 24th-29th) you will still have the opportunity to “read” The New Vocabulary of Italian Fashion and actually touch the (he)art of Contemporary Italian Fashio with your hands (yes, the items on display can be – gently – touched).

 

I hope you will enjoy it!

 

For more images of the exhibition, you can visit my Instagram account. I will post new photos through next week. Moreover, on my Instagram you can discover my #100ItalianFashionWords project (#100ITfw). I will tell you more about it here on my blog on March 11th, but you can already take part to the conversation @parole_di_moda_translations.

 

Love,

Floriana.

Louis Vuitton: From Necessary to Accessory

The account of my visit of Vuitton’s “Volez Voguez Voyagez” exhibit

at Grand Palais, Paris

 

Louis Vuitton’s exhibition at Grand Palais is a trip through the very essence of Luxury: it shows what Luxury really is, what it really means. It is also a trip through the 19th and 20th Centuries, allowing the visitor to gain a better understanding of the origin of many accessories that we use today, i.e the steamer bag – which I will tell you about later in this post.

 

As we all know, for Monsieur Louis Vuitton everything started with trunks. The 19th Century, when the saga of the French iconic brand began, was an era in which trips where a luxury experience that only few rich people could afford. Leaving for a distant Country was expensive in every respect: it took time, a specific gear made of trunks and garments that could easily follow their owners on boats, trains and cars, and, of course, money – low cost trips where a real mirage at the time!

 

In this scenario, the trunk maker Louis Vuitton succeeded in creating trunks, and then bags, that appealed to rich and noble parisian ladies like Eugénie de Montijo, Empress consort of the French, wife of Napoléon III. The secret of his success? A superb craftsmanship, attention to details, innovative ideas and a deep understanding of his clients’ needs. The same ingredients that today still make up any successful luxury business.

 

This quote by Mr. Louis Vuitton, taken from a trunk’s patent dated January 18th, 1867 illustrates the way the famous trunks were crafted:

«For a trunk to be really useful, it must be light and sturdy and its contents must be protected from shocks and, most importantly, from water. I use very dry wood and all the exterior sides of my trunk are overlaid with zinc metal sheets, sheets of copper or oil coated canvas, moreover, in order to prevent water from penetrating inside the trunk, I put a rubber piece along its edge … The lock is applied simply by means of rivets and I protect the lock piece with protruding battens, which makes my trunk yet more sophisticated».

 

Monogram canvas “Excelsior” cabin trunk, 1905 – Louis Vuitton’s private collection
Monogram canvas “Excelsior” cabin trunk, 1905 – Louis Vuitton’s private collection

 

Mr Vuitton customized these extraordinary trunks according to the kind of items his clients needed to carry with them – there are ancient Vuitton trunks for almost everything ranging from hats to shoes and dresses, from books to cosmetics and hairdressing tools, from pic-nic sets to typing machines.

 

typing machine                       pic-nic trunk

 

Since then, those early creations have evolved following the evolution of both means of transport and travel habits; their own evolution has led to the creation of today’s most famous Louis Vuitton’s bags. In other words, LV fashion icons such as the Speedy, the Noé and the likes are born from a need: they where not accessory at all at the time of their creation!… Yes, I give you my permission to use this argument the next time you will fall in love with an LV bag. You could even take the steamer bag as an example: it was invented by Louis Vuitton at the beginning of the 20th Century to serve as an additional bag to be carried folded inside a trunk and be used to store dirty linen during long sea journeys. It’s light fabric and its secure locking system brought a touch of novelty to luggage and it prefigured the creation of contemporary handbags which match leather and fabrics like nylon, cotton twill or cotton canvas, for a sporty chic mood.

 

Steamer Bag_Louis Vuitton_original
1. Cotton canvas steamer bag, 1954 – Louis Vuitton’s private collection 2. Gaston-Louis Vuitton’s cotton canvas steamer bag, 1901 approx. – Louis Vuitton’s private collection

 

But has Louis Vuitton succeeded in communicating its heritage to the public? My answer is that today we are witnessing a paradox: these iconic accessories and the enormous success that the House of Vuitton has experienced during the second half of the 20th Century – which has made it the most counterfeited brand in the world –, together with advertising campaigns starring international celebrities have somewhat shaded the real thing about Louis Vuitton’s items: their being pratical and virtually indestructible accessories handmade with extreme care using technologies – i.e. the coated canvas – that have been perfected since the 19th Century to customers’ advantage.

 

Today, people tend to crave more for Louis Vuitton’s items as a status symbol than for their inherent worth as luxury items, where “luxury” means dedication, attention to details, personalisation, mostly handcrafted, made to suit the needs of a consumer that really cares about quality rather than about logos. This exhibition gives the visitor an in-depth account of the time and care that lay behind authentic Louis Vuitton’s goods and implicitly makes clear how pointless buying a counterfeited luxury item is, since it has nothing of the value of the original.

 

To make this value yet more visible, the exhibition allows visitors to watch two workers of Louis Vuitton’s Asnières workshops cutting, working and painting calf leather by hand, live, in the last exhibition room. If you want to experience how it feels to be one of the selected craftsmen who create LV bags, you can have a try.

 

If, like me, you are passionate about Louis Vuitton, its history, its savoir-faire, its icons, “Volez Voguez Voyagez” is really worth a visit. I went to Paris specially for this exhibition and I am really happy to have seen it. It lasts until February 21th and the entrance is free.

 

And now, my anecdote about me&Louis Vuitton… In more than one occasion I was assigned the translation of Louis Vuitton-related contents, which has given me the opportunity to have a look backstage and to develop a passion for this brand. To tell you the truth, I get passionate about almost every brand I translate for. This helps me to imbue my texts with the same authentic entusiasm that the brand put into the original contents I receive for translation. Anyway, Louis Vuitton’s history and heritage immediately fascinated me, as well as its bags!

The problem with luxury translations is that you come to know products really well and most of the times by the end of the project you crave for buying something by the brand you now know by heart.

This is how I bought my Neverfull, 7 years ago… The joys of translating for the Luxury Industry!

Love,

Floriana.

Hello! Welcome to my blog!

If you are here, it is quite probable you have surfed my website . Maybe you are a fan of my Facebook page and/or of my Instagram / Pinterest account. Maybe you have landed here because you googled something like “Fashion+Translation”…

Well, in any case I have two or three things to tell you before you start reading my blog:

#1.

parole di moda translations_blog_welcome

I am Italian and Italian is my one and only mother tongue.

I am a Translator.

I can read, speak and write in English (and in French).

I do translate FROM English (and French) INTO Italian.

BUT: I do not translate FROM Italian INTO English.

Why?

A good professional translator always translates into her mother togue.

Since English is not my mother tongue, I do not make Italian to English translations myself. I assign them to my network of qualified native English speaking translators. For what French is concerned, I do the translations myself, but I make them proofread by a French native translator.

#2.

Because of what I have told you in #1., I apologize for the mistakes I could possibly make in my posts. For me, it was really hard to take the decision to write in English. The languages I am most at ease with are my mother tongue and French, my second language (i.e. I studied Translation in Paris and I lived there for more than 6 years). In spite of that, I have chosen to write in English to allow a wider audience to read my blog and also because… I like challanges!

#3.

This is the umpteenth blog about Fashion… I know this thought crossed your mind.

BUT: Even if my website is called “Parole di Moda” – which in Italian means both “Words of Fashion” and “Fashionable Words” –I am not a Fashion blogger.

To be honest, I would really like to be a sort of Garance Doré (I deeply admire her and I keep her book on my desk as a source of inspiration). But as I have already told you, I am a Translator.

My working field is the Luxury Industry. This is a wide sector. It encompasses Fashion, High Jewellery, High Watchmaking, Luxury Fragrances, Cosmetics, Lifestyle and other fascinating subsectors.

Here, I will tell you about this glamourous universe from my own perspective, which allows me to learn more and more about the most famous Maisons in the world but also about niche Luxury brands – where the very essence of Luxury is.

With me you will explore anything underlying and surrounding the different fields of the Luxury Industry.

In particular, here you will find:  my reviews of exhibits, books, films and documentaries about Fashion and the other fields of the industry; news from the Luxury scene; my musings over anything in the Fashion system that arouses my curiosity and… much more!

I hope you will go on reading and that you will enjoy my posts.

I will always be pleased to receive your questions and comments, so do not hesitate to leave a comment or write me at contact@paroledimoda.com.

Thank you for your visit!

Love,

Floriana.